Alla nostra comunità educante
Ci sono notizie che, quando arrivano, sembrano per un momento sospendere il ritmo ordinario delle nostre giornate.
Venerdì la nostra comunità ha appreso della scomparsa, dopo una lunga e dolorosa malattia, del figlio di un nostro Assistente Tecnico, un giovane nel fiore dei suoi anni.
Ho ritenuto doveroso condividere la notizia con il Collegio dei Docenti, perché una comunità educante non è fatta soltanto di ruoli, responsabilità e impegni professionali: è fatta di persone, delle loro storie e, inevitabilmente, anche delle loro gioie e delle loro sofferenze.
La notizia ha colpito profondamente tutti noi, anche per la dignità con cui il nostro collega ha attraversato, insieme alla moglie, questi anni così duri. Ha continuato a venire a scuola, a svolgere il proprio lavoro con dedizione, spesso in silenzio e senza mai fare della propria sofferenza un peso per gli altri. Forse, per qualche ora, il lavoro, la quotidianità, i gesti consueti potevano offrire una breve tregua a un dolore che, fuori da queste mura, non lasciava spazio a nulla.
Di fronte a una perdita così grande, le parole diventano inevitabilmente insufficienti. Possiamo però scegliere di esserci, con discrezione, rispetto e vicinanza.
E vorrei che questa vicinanza comprendesse tutta la nostra comunità.
In questi ultimi mesi abbiamo condiviso anche altri lutti: la scomparsa della mamma di una nostra collaboratrice scolastica e quella della mamma di un nostro docente. Dolori diversi, storie diverse, ma ugualmente degni di rispetto e di attenzione.
Ogni perdita porta con sé un dolore che appartiene profondamente a chi la vive e che non può essere misurato né confrontato.
È però difficile non riconoscere quanto la morte di un figlio giovane abbia qualcosa di profondamente e istintivamente sconvolgente: è una perdita che contraddice l’ordine che siamo abituati ad attribuire alla vita e che lascia, per chi resta, un vuoto che nessuna parola può colmare.
Per questo oggi il nostro pensiero va innanzitutto al nostro collega, alla moglie e alla loro famiglia, nel rispetto più assoluto del loro dolore e del loro silenzio.
Ma va anche a tutti coloro che, nella nostra scuola, hanno recentemente conosciuto la perdita di una persona cara.
Come comunità possiamo fare poco di fronte alla morte. Possiamo però fare qualcosa di importante di fronte al dolore: non ignorarlo, non avere fretta di lasciarlo alle spalle, saperlo accogliere con rispetto e, quando serve, semplicemente esserci.
Sono certa che ognuno di noi, a proprio modo, emotivamente, concretamente o semplicemente con uno sguardo, saprà esserci.
Con profondo rispetto e partecipazione,
La Dirigente scolastica
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