Il rumore ritmico dei vagoni della metropolitana di Berlino fa da sottofondo alla nostra chiacchierata. Fuori dal finestrino scorre una città avvolta da un timido sole e un tiepido tepore. Abitando piuttosto lontano dal centro, i tragitti in metro sono diventati il nostro momento di confronto. Stamattina stiamo approfittando di questo lungo viaggio per andare a visitare la piazza Alexanderplatz, prima che il nostro “intervistato” debba andare a svolgere il suo turno di lavoro per il tirocinio Erasmus+. Come Group Leader di questo splendido gruppo, ho voluto sfruttare questi minuti su rotaia per intervistarlo e raccogliere la sua storia da condividere pubblicamente con tutta la comunità scolastica.
Mentre la metro attraversa la città, facciamo un salto indietro nel tempo. Il tuo percorso scolastico in Italia è iniziato nel 2021 con la frequenza della terza media (a Faenza), poi hai continuato nella nostra scuola (IPSSAR P.Artusi di Riolo Terme). Arrivare in un Paese nuovo non è mai facile, eppure ti sei distinto fin dai primi giorni. Che ricordi hai di quel periodo? Ma prima di iniziare, vorrei che ti scegliessi uno pseudonimo per l’intervista…
Sceglierei Giancarlo. Quando sono arrivato nei primi tempi in Italia, mia mamma viveva già qui e mi ha aiutato molto ad abituarmi alla vita quotidiana e alla cultura italiana. A scuola sono stato accolto benissimo dai compagni di classe, anche perché c’era un ragazzo ucraino che mi spiegava come funzionavano le cose. Durante l’anno scolastico uscivo dalla classe insieme ad alcuni miei compagni e facevo lezione con un prof di sostegno per imparare meglio la lingua.
In III superiore la storia ha bussato alla porta della nostra comunità con l’emergenza ucraina. La scuola ha attivato i corsi di Italiano L2 e molti ragazzi in fuga dal conflitto sono stati accolti temporaneamente a Riolo Terme. Tu hai svolto un ruolo preziosissimo in quei mesi.
In quel periodo mi sono messo a disposizione per aiutare i ragazzi ucraini appena arrivati nella nostra scuola, proprio come quel compagno aveva fatto con me all’inizio. Ero curioso di capire cosa significasse insegnare a chi non conosceva ancora l’italiano. In classe c’erano diversi ragazzi ucraini con cui facevo anche delle chiamate a casa per aiutarli con la lingua e con l’avvio della scuola. Con molti di loro è nata un’amicizia: ci sentiamo ancora adesso, ci vediamo spesso e abbiamo mantenuto un rapporto davvero positivo.
Veniamo alla nota dolente, che da docente e Group Leader ho seguito da vicino. Dalla terza in poi, con voti altissimi e una condotta impeccabile, avevi tutti i requisiti per candidarti alle borse di studio e ai bandi Erasmus+. Per ben tre volte sei risultato IDONEO E VINCITORE… ma ogni volta sei dovuto rimanere a casa. Cosa succedeva?
Per partecipare alla borsa Erasmus avevo tutti i requisiti in regola tranne uno: i documenti italiani. Per uno straniero ottenere i documenti in regola è abbastanza complicato a causa di tutta la burocrazia presente. A pensarci bene ho impiegato tantissimo tempo: le frequenti visite in questura e l’assistenza dell’avvocato per ottenere il permesso sono state pratiche lunghissime. Oltre a questo, non avevo tutti i diritti riconosciuti rispetto a un cittadino italiano, come l’assistenza sanitaria che dovevo farmi rinnovare periodicamente verificando i contributi da lavoro versati da mia madre. Senza documenti italiani non potevo viaggiare liberamente in Europa, e per questo non riuscivo a prendere parte alla mobilità: mi candidavo alle borse Erasmus, le vincevo, ma non potevo partire.
Arriviamo a settembre 2026, l’inizio della tua classe V: l’ultima occasione prima del diploma. Come si è sbloccata questa situazione apparentemente senza uscita?
Devo ringraziare tutti i professori che hanno creduto in me e nel loro lavoro, la DS. Valentina Fazio. La Dirigente mi ha aiutato moltissimo ad avere i documenti in tempo per la borsa di studio: ha scritto una lettera ufficiale alla Questura per sollecitare e accelerare la pratica, e questo mi ha permesso di ottenere il permesso di soggiorno in tempo utile per partire.
Mentre parliamo, la metro sta per arrivare alla fermata di Alexanderplatz, uno dei luoghi simbolo della città . Da ragazzo ucraino che vive nella bella ma tranquilla Faenza, che impressione ti sta facendo questa metropoli?
Berlino mi ha impressionato tantissimo. Non avevo mai vissuto in una metropoli così grande per un periodo così lungo, essendo abituato a Faenza, che è una realtà piccola e tranquilla dove ci si conosce tutti. A Berlino la vita è completamente diversa: ci sono tantissime opportunità e servizi sempre accessibili, dai trasporti pubblici attivi a qualsiasi ora ai locali sempre aperti, che ti permettono di vivere la città al massimo. Le persone sono molto aperte e libere di pensiero; la presenza di culture da tutto il mondo la rende una vera metropoli internazionale, e questo mi piace davvero tanto. Inoltre, mi affascina la sua storia: la maggior parte dei monumenti è legata alla Seconda Guerra Mondiale, un periodo che fa parte anche della storia del mio Paese e che qui riesco a comprendere e vivere più da vicino. Infine, il cibo: mi piacciono moltissimo la cucina coreana, quella indiana e il cibo turco, che qui fa proprio parte della cultura quotidiana.
In questi giorni sto osservando il vostro gruppo da vicino. Abitare tutti insieme in un appartamento lontano dal centro richiede un bello spirito di adattamento. Come sta andando la convivenza?
Sta andando benissimo, anche se non mancano le sfide quotidiane! Tra i lati positivi c’è il fatto che ci sosteniamo a vicenda: la sera ci si confronta e ci si aiuta. Nonostante fossimo in otto in casa con una sola cucina, un bagno e una lavatrice, siamo riusciti a organizzarci bene. Gestire i turni della spesa, la pulizia della cucina o l’incastro dei tempi per il bagno la mattina richiede pazienza e rispetto dei turni di ognuno. Ma condividere gli spazi ci sta facendo crescere tantissimo dal punto di vista personale e umano.
Tra poco scenderemo e, dopo la visita della piazza, ti accompagneremo al lavoro. Come ti stai trovando con le mansioni, la lingua e la vita quotidiana berlinese?
La vita a Berlino presenta qualche piccola complicazione logistica, come la gestione degli spazi nell’alloggio in otto persone — anche se i compagni di stanza sono molto simpatici — e la distanza dal lavoro: ci metto un’ora e mezza tra vari mezzi di trasporto. Tuttavia, la presenza di trasporti sempre efficienti rende tutto gestibile. Il posto di lavoro è un ambiente davvero bello e raffinato, che mi permette di imparare molto sia sul piano professionale che su quello organizzativo. Con la lingua non ho grandi problemi: avendo studiato il tedesco conoscevo già diversi termini e ora ne sto imparando molti altri. Essendo poi una città turistica, tantissime persone parlano inglese, quindi riesco a comunicare facilmente con tutti.
Siamo arrivati alla stazione. Prima di scendere dal vagone, che messaggio ti senti di lanciare ai compagni che leggeranno questa intervista sul sito della scuola?
Ci tengo a ringraziare lei per avermi dato l’opportunità di raccontare la mia storia e tutti coloro che hanno contribuito che ciò accadesse. Tutto il percorso fatto per ottenere la borsa Erasmus è valso la pena: è un’esperienza bellissima e importantissima sia a livello personale che professionale, perché ti permette di vivere quotidianamente in una capitale europea per un mese. Si impara a condividere gli spazi e si conoscono i professori al di fuori delle aule scolastiche, scoprendo un rapporto del tutto diverso. Spero che questa intervista possa motivare altri studenti a fare domanda e dare speranza anche a chi sta affrontando le mie stesse difficoltà burocratiche.
Prof. Giacomo Errante
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